giovedì 18 dicembre 2014

giovedì 4 settembre 2014

Birthday party



Un anno fa nasceva Fotogrammi di memoria, scelgo quattro donne per festeggiarlo, tre brave attrici e Virginia Woolf.

venerdì 1 agosto 2014

Gabbiani ipotetici (disse il signor G)



Buon compleanno mamma (so che ti piace questo film e questa scena è fondamentale).

giovedì 10 luglio 2014

« [...] scendevi come una vertigine...



...saltando gli scalini, e mi conducevi
oltre l’umido lillà nei tuoi possedimenti
al di là dello specchio... »

(da Primi incontri di Arsenij Tarkovskij)

Per Claudia: buon compleanno.
Quanto mi facesti ridere quando me lo raccontasti...

mercoledì 9 luglio 2014

Simbologie metaforiche

Ciao papà.
Venti anni fa ti accompagnammo là da dove non saresti più tornato.
In noi sarai sempre.


 

lunedì 7 luglio 2014

Fotogrammi della mia memoria




Champoluc.
Aosta 7 luglio 1994.

"Su questi monti
immersi nell'azzurro del Paradiso
ho lasciato la mia anima."
                                         Angelo










Oggi 7 luglio 2014 se ne vanno venti anni senza di te, papà. In questo giorno singolare metto da parte il cinema e scelgo di tradurre a parole i fotogrammi affiorati alla mia memoria pochi giorni fa grazie a mamma.

Dedicato a papà.
 
In memoria di Riccardo Veraldi, il pittore, e Ilva Sgarbi, sua moglie.
 
 
Piccina io, aggrappata alla mano di papà salivo le scale della corte, percorrevo il ballatoio esterno e entravo in mansarda nella minuscola anticamera. Tre sedie, un tavolino di legno sbeccato, un fornelletto a gas su cui sbuffava e borbottava una caffettiera. La mano esile e nodosa dell’artista la toglieva prontamente dal fuoco e ne versava il contenuto nelle tazzine spaiate che venivano porte a mamma e papà e agli altri ospiti presenti. L’odore del caffè era contrastato da quello dei solventi e dei colori a olio, così il mio sguardo curioso vagava di già nella stanza adiacente oltre la soglia senza porta. Tavolozze macchiate di colori, tele poggiate con noncuranza le une sulle altre a terra, altre appese già incorniciate. Ora entriamo, diceva la moglie dell’artista, ben più loquace e in carne rispetto a lui, il pittore, che senza doverne parlare lasciava trasparire tutta la sua malinconia dagli occhi di brace. Nello stesso modo anche le pennellate che imprimeva sulla tela unite ai soggetti e all’uso dei colori esprimevano la sua forza e la sua rabbia, l’impotenza, in altri casi la sua dolcezza e il suo garbo.
 
Riccardo Veraldi

 
La stanza era un rettangolo e sulla parete destra, un lato corto, c’era una finestrella che dava sulla vecchia corte milanese, lungo gli altri lati pennelli a mollo, cavalletti con opere abbozzate o quasi terminate, tele e tavolozze, sculture, panchine di legno strette e senza schienale, in alto il tetto spiovente. Le tele venivano spostate e osservate, si discuteva sulla genesi delle varie opere, persino di un nudo di donna, una copia dal vero.
 
Riccardo Veraldi nel suo studio a Milano

 
Ma la modella non si vergogna a posare tutta nuda? Pensavo e arrossivo, credo. Minimo uno, ogni volta, almeno un quadro mamma e papà lo compravano, di solito ancora senza cornice, e si doveva tornare a ritirarlo dopo che gli era stata messa.
 
Riccardo Veraldi, Tenerezze, nella collezione di mamma e papà

 
E io ero felice, adoravo quella mansarda che fungeva da studio, e quel pittore barbuto magro e silenzioso, che dipingeva quadri forti e variopinti con un’intensità tale da scuotermi. Ed era bello vederlo parlare con il mio papà, gli piaceva il mio papà, lo faceva sentire a suo agio, penso perché come lui era schietto, diretto, semplice.  Ma anche spiritoso. Magicamente il pittore ombroso e silenzioso con papà diventava chiacchierone e sorridente. E io ero felice di avere un papà tanto speciale.
 
Lago Blu, Champoluc
Lago Blu, Champoluc
 

domenica 6 luglio 2014

"Un chien andalou", 1929



Scritto, prodotto e interpretato da Luis Buñuel e Salvador Dalí, diretto da Buñuel.

giovedì 5 giugno 2014

"Solo andata"



Vogliono rimandarci, chiedono dove stavo prima,
quale posto lasciato alle spalle.
Mi giro di schiena, questo è tutto l’indietro che mi resta,
si offendono, per loro non è la seconda faccia.
Noi onoriamo la nuca, da dove si precipita il futuro
che non sta davanti, ma arriva da dietro e scavalca.
Devi tornare a casa. Ne avessi una, restavo.
Nemmeno gli assassini ci rivogliono.
Rimetteteci sopra la barca, scacciateci da uomini,
non siamo bagagli da spedire e tu nord non sei degno di te stesso.
La nostra terra inghiottita non esiste sotto i piedi,
nostra patria è una barca, un guscio aperto.
Potete respingere, non riportare indietro,
è cenere dispersa la partenza, noi siamo solo andata.

Erri De Luca

mercoledì 4 giugno 2014

"Di là dal vetro"



Una notte in una casa di campagna un uomo si risveglia al suono di una sirena di allarme aereo.
L'ha già sentita a Belgrado nella primavera del '99, quando la città era bombardata dagli aerei partiti dall'Italia.
Anche sua madre conosce la stessa sirena, che precedeva i bombardamenti su Napoli.
Quella notte intorno al tavolo della cucina loro due si ritrovano a parlare di uova al tegamino e di guerre, di un cuore malandato e di un diario di viaggio con la copertina rossa.
E' una notte d'insonnia e d'intesa.
Nell'alba seguente un vetro è sufficiente a separarli.

Erri De Luca

Consiglio anche "Il turno di notte lo fanno le stelle", scritto da Erri De Luca, diretto da Edoardo Ponti.